Misurazione della circonferenza vita di una paziente durante una valutazione clinica per sovrappeso e obesità.
La misurazione della circonferenza vita è uno dei parametri utilizzati per valutare il rischio metabolico e monitorare l'andamento di un percorso di dimagrimento.

Perché non riesco a dimagrire anche se mangio poco?

“Mangio poco, ma non riesco a dimagrire” è una delle frasi più frequenti durante una visita endocrinologica o nutrizionale. Quando il peso non diminuisce nonostante l’impegno, è comprensibile pensare a un metabolismo lento, a un problema della tiroide oppure a uno squilibrio ormonale.

In realtà, la difficoltà a perdere peso può dipendere da numerosi fattori: alimentazione, attività fisica, massa muscolare, sonno, stress, farmaci, età e, in alcuni casi, condizioni endocrine, metaboliche o ginecologiche.

Per individuare una strategia appropriata non è sempre utile mangiare ancora meno. È invece importante comprendere quali fattori possano ostacolare il dimagrimento nella singola persona e impostare un percorso sulla base della storia clinica, degli esami e delle esigenze individuali.

Mangiare poco significa sempre assumere poche calorie?

La percezione di mangiare poco non coincide necessariamente con un apporto energetico inferiore alle necessità dell’organismo. Questo non significa che la persona non sia attenta o non descriva correttamente le proprie abitudini: valutare quantità, condimenti e piccoli consumi distribuiti nella giornata può essere difficile.

Alcuni alimenti occupano poco spazio ma apportano una quantità significativa di energia. Tra questi possono rientrare:

  • olio e altri condimenti utilizzati senza misurarne la quantità;
  • formaggi, frutta secca, creme spalmabili e salse;
  • bevande zuccherate, succhi di frutta e bevande alcoliche;
  • spuntini e assaggi consumati durante la giornata;
  • porzioni più abbondanti durante il fine settimana;
  • prodotti presentati come “light”, “fit” o senza zuccheri aggiunti.

Anche saltare frequentemente i pasti non garantisce una riduzione efficace dell’apporto energetico. In alcune persone può aumentare la fame nelle ore successive, favorendo pasti più abbondanti o una maggiore ricerca di alimenti gratificanti.

Una valutazione nutrizionale permette di ricostruire con maggiore precisione le abitudini quotidiane, senza giudizio e senza ricorrere automaticamente a restrizioni eccessive.

Per dimagrire bisogna semplicemente mangiare meno?

La riduzione del peso richiede che, nel tempo, l’organismo utilizzi più energia di quella introdotta. Tuttavia, questo principio non significa che la soluzione consista sempre nel seguire una dieta molto restrittiva.

Il fabbisogno energetico varia da persona a persona e dipende da diversi elementi:

  • età e sesso;
  • peso e composizione corporea;
  • quantità di massa muscolare;
  • movimento quotidiano e attività fisica;
  • qualità del sonno;
  • condizioni di salute;
  • eventuali terapie farmacologiche.

Due persone che consumano pasti apparentemente simili possono avere fabbisogni differenti. Per questo motivo il piano alimentare dovrebbe essere personalizzato e rivalutato nel tempo.

Che cos’è davvero il metabolismo lento?

Con l’espressione “metabolismo lento” si indica generalmente un consumo energetico inferiore rispetto a quello atteso. Nella maggior parte dei casi, però, non esiste un metabolismo improvvisamente bloccato.

Il metabolismo basale rappresenta l’energia utilizzata dall’organismo per mantenere le funzioni vitali a riposo. A questa si aggiungono l’energia impiegata per digerire gli alimenti, svolgere le attività quotidiane e praticare esercizio fisico.

Durante una dieta e con la riduzione del peso, il fabbisogno energetico può diminuire. Un corpo più leggero consuma generalmente meno energia per muoversi e l’organismo può mettere in atto adattamenti che rendono il dimagrimento progressivamente più lento.

Questo fenomeno non rende impossibile perdere peso, ma può richiedere una rivalutazione dell’alimentazione, dell’attività fisica e degli obiettivi del percorso.

Perché all’inizio dimagrisco e poi il peso si ferma?

Una fase di stabilità del peso, spesso definita plateau, è frequente durante un percorso di dimagrimento. Può verificarsi anche quando la persona continua a seguire il programma con costanza.

Tra le possibili spiegazioni rientrano:

  • riduzione del fabbisogno energetico dopo la perdita di peso;
  • minor movimento spontaneo durante la giornata;
  • progressivo aumento delle porzioni rispetto all’inizio;
  • diminuzione dell’attività fisica;
  • ritenzione di liquidi;
  • variazioni legate al ciclo mestruale;
  • aumento della massa muscolare in chi ha iniziato ad allenarsi;
  • stipsi o variazioni transitorie del contenuto intestinale.

Il peso rilevato dalla bilancia non distingue la massa grassa dalla massa muscolare e dai liquidi corporei. Per questo la valutazione può comprendere anche circonferenze, andamento nel tempo e, quando indicato, analisi della composizione corporea.

La tiroide può impedire di dimagrire?

L’ipotiroidismo è una condizione nella quale la tiroide produce una quantità insufficiente di ormoni tiroidei. Può associarsi a stanchezza, maggiore sensibilità al freddo, stitichezza e aumento del peso.

Tuttavia, non tutte le difficoltà a dimagrire dipendono dalla tiroide. L’aumento di peso associato all’ipotiroidismo rappresenta generalmente solo uno degli elementi del quadro clinico e può comprendere anche una componente legata alla ritenzione di liquidi.

Per controllare la funzione tiroidea vengono utilizzati soprattutto gli esami del TSH e dell’FT4. In situazioni selezionate, il medico può richiedere ulteriori approfondimenti.

Quando la funzione tiroidea è normale, assumere ormoni tiroidei non rappresenta una terapia per dimagrire.

In presenza di sintomi, esami tiroidei alterati o sospetto di una condizione ormonale, è possibile approfondire il percorso endocrinologico del Centro .

Hai anche freddo, stanchezza o difficoltà di concentrazione? Leggi l’approfondimento sui possibili sintomi della tiroide .

Insulino-resistenza e difficoltà a perdere peso

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che aiuta il glucosio presente nel sangue a entrare nelle cellule. Nell’insulino-resistenza, i tessuti rispondono meno efficacemente alla sua azione e l’organismo può produrne una quantità maggiore per mantenere la glicemia sotto controllo.

L’insulino-resistenza è frequentemente associata a sovrappeso, obesità addominale, sedentarietà, familiarità per diabete e sindrome dell’ovaio policistico. Non può però essere diagnosticata soltanto osservando il peso o basandosi su sintomi generici.

Il medico può valutare la storia clinica, la distribuzione del grasso corporeo, la pressione arteriosa e gli esami metabolici, come glicemia, emoglobina glicata e profilo lipidico.

In presenza di glicemia elevata, prediabete, diabete o alterazioni metaboliche può essere indicato il percorso diabetologico a Empoli .

La sindrome dell’ovaio policistico può influenzare il peso?

La sindrome dell’ovaio policistico, indicata anche con la sigla PCOS, è una condizione endocrina che può associarsi a ciclo irregolare, acne, aumento dei peli, difficoltà ovulatorie e insulino-resistenza.

Alcune donne con PCOS riferiscono una maggiore difficoltà nella gestione del peso, ma non tutte le persone con ovaio policistico sono in sovrappeso e non tutte presentano gli stessi disturbi.

Quando la difficoltà a dimagrire si associa a irregolarità mestruali, segni di eccesso di androgeni o problematiche riproduttive, può essere utile una valutazione integrata.

Il Centro propone percorsi ginecologici personalizzati , che possono essere coordinati con la valutazione endocrinologica e nutrizionale quando necessario.

Il cortisolo alto può far ingrassare?

Il cortisolo è un ormone essenziale prodotto dalle ghiandole surrenali. Aumenti temporanei possono verificarsi in risposta allo stress, alla mancanza di sonno, all’attività fisica e ad altre condizioni fisiologiche.

La sindrome di Cushing, caratterizzata da un’esposizione prolungata a quantità eccessive di cortisolo, è una condizione diversa e molto meno comune. Può manifestarsi con aumento del peso soprattutto a livello del tronco, viso più arrotondato, debolezza muscolare, fragilità cutanea, lividi frequenti, pressione alta e alterazioni della glicemia.

Non è opportuno eseguire autonomamente esami del cortisolo per una generica difficoltà a dimagrire. Gli accertamenti devono essere prescritti e interpretati dallo specialista quando il quadro clinico suggerisce un reale sospetto endocrinologico.

Anche i farmaci possono favorire l’aumento di peso?

Alcuni medicinali possono modificare l’appetito, la ritenzione di liquidi, il metabolismo o il livello di attività e contribuire a un aumento del peso in determinate persone.

Tra le categorie che possono avere questo effetto rientrano:

  • alcuni corticosteroidi;
  • alcuni antidepressivi e stabilizzatori dell’umore;
  • alcuni farmaci antipsicotici;
  • alcuni medicinali utilizzati per il diabete;
  • alcuni antiepilettici;
  • alcune terapie ormonali.

Una terapia prescritta non deve mai essere sospesa o modificata autonomamente. Quando si sospetta un effetto sul peso, è necessario parlarne con il medico che l’ha prescritta.

Sonno e stress possono ostacolare il dimagrimento?

Dormire poco o male può influenzare la percezione della fame, la ricerca di alimenti più energetici, il tono dell’umore e la capacità di mantenere abitudini regolari.

La stanchezza può inoltre ridurre il movimento spontaneo durante il giorno e la motivazione a praticare attività fisica.

Anche lo stress può modificare il comportamento alimentare. Alcune persone mangiano meno, mentre altre ricercano più frequentemente cibi gratificanti o consumano alimenti senza una reale sensazione di fame.

Affrontare il peso significa quindi considerare anche la qualità del sonno, i ritmi lavorativi, il benessere psicologico e l’eventuale presenza di fame emotiva.

Perché le diete troppo restrittive spesso non funzionano a lungo?

Una dieta molto rigida può determinare inizialmente una rapida riduzione del peso, ma può essere difficile da sostenere nel tempo. Restrizioni eccessive possono aumentare fame, stanchezza, irritabilità e rischio di abbandono.

Se l’apporto proteico e l’attività muscolare non sono adeguati, una parte del peso perso può inoltre derivare dalla massa magra, non soltanto dalla massa grassa.

Dopo l’interruzione della dieta, il ritorno improvviso alle abitudini precedenti può favorire il recupero del peso. L’obiettivo dovrebbe quindi essere la costruzione di un percorso compatibile con la salute e con la vita quotidiana.

Quali esami possono essere utili?

Non esiste un unico pacchetto di esami adatto a tutte le persone. Gli accertamenti devono essere scelti sulla base dell’età, dei sintomi, della storia familiare, dei farmaci assunti e della visita.

In base al quadro clinico, il medico può valutare esami come:

  • TSH e FT4 per la funzione tiroidea;
  • glicemia ed emoglobina glicata;
  • profilo lipidico;
  • funzionalità epatica e renale;
  • emocromo e assetto marziale quando indicati;
  • ulteriori esami ormonali in presenza di sintomi specifici.

Un elenco molto esteso di analisi eseguite senza un sospetto clinico può generare risultati difficili da interpretare. È preferibile che sia il medico a stabilire quali approfondimenti siano realmente appropriati.

Quando è utile una valutazione endocrinologica?

La visita endocrinologica può essere indicata quando la difficoltà a perdere peso si associa a sintomi o condizioni che fanno sospettare un problema endocrino o metabolico.

È particolarmente utile in presenza di:

  • alterazioni del TSH o degli ormoni tiroidei;
  • glicemia elevata, prediabete o diabete;
  • irregolarità del ciclo mestruale;
  • sospetta sindrome dell’ovaio policistico;
  • aumento di peso rapido e non spiegato;
  • segni clinici compatibili con alterazioni ormonali;
  • forte familiarità per diabete o patologie endocrine;
  • obesità associata a pressione alta, dislipidemia o steatosi epatica;
  • precedenti percorsi dietetici senza risultati duraturi.

Per approfondire il modello di valutazione del Centro: scopri il percorso endocrinologico .

Un percorso integrato per la gestione del peso

Il peso corporeo non dipende da un solo organo e non dovrebbe essere affrontato esclusivamente attraverso una dieta standard.

Per questo il Centro Endocrino Metabolico propone il Percorso Medico Nutrizionale – PMN , che integra valutazione medica, inquadramento nutrizionale, analisi della composizione corporea e controlli nel tempo.

Il percorso può coinvolgere, in base alle necessità:

  • l’endocrinologo, per valutare condizioni ormonali e metaboliche;
  • il diabetologo, in presenza di alterazioni della glicemia, prediabete o diabete;
  • il dietista o il biologo nutrizionista, per analizzare l’alimentazione e costruire un piano personalizzato;
  • il ginecologo, quando sono presenti PCOS, alterazioni del ciclo o problematiche legate alla menopausa;
  • lo psicologo, quando il rapporto con il cibo o la fame emotiva influenzano il percorso.

Puoi conoscere le competenze dei professionisti che collaborano presso la struttura visitando la pagina Specialisti del Centro Endocrino Metabolico .

Quali strategie possono essere valutate?

Non esiste un’unica strategia adatta a tutte le persone. La scelta dipende dalla storia clinica, dal grado di sovrappeso o obesità, dalle condizioni associate, dalle precedenti esperienze e dagli obiettivi terapeutici.

Percorso Medico Nutrizionale

Il Percorso Medico Nutrizionale è pensato per integrare la valutazione endocrinologica con il supporto nutrizionale e il monitoraggio dell’andamento nel tempo.

Kyminasi Diet

In casi selezionati può essere valutata la Kyminasi Diet , inserita in un percorso strutturato e supervisionato dai professionisti del Centro.

Dieta chetogenica

La dieta chetogenica è una strategia nutrizionale specifica che richiede una valutazione preliminare e non è indicata per tutte le persone.

Percorso farmacologico

Quando sono presenti indicazioni cliniche precise, lo specialista può valutare un percorso farmacologico per la gestione del peso , sempre associato al monitoraggio medico e al supporto sullo stile di vita.

La scelta tra queste strategie non dovrebbe essere effettuata autonomamente. È la valutazione medica a stabilire quale percorso sia appropriato e sicuro per la singola persona.

Come capire se il percorso sta funzionando?

Il successo di un percorso non dovrebbe essere misurato esclusivamente dal numero visualizzato sulla bilancia.

Possono rappresentare risultati importanti anche:

  • la riduzione della circonferenza addominale;
  • il miglioramento di glicemia, colesterolo e trigliceridi;
  • una pressione arteriosa meglio controllata;
  • l’aumento della forza e della resistenza fisica;
  • un sonno più regolare;
  • una migliore gestione della fame;
  • la capacità di mantenere nel tempo le nuove abitudini;
  • la riduzione del rischio metabolico complessivo.

Anche una perdita di peso moderata può produrre benefici importanti, soprattutto quando viene mantenuta e accompagnata da un miglioramento dello stile di vita.

Domande frequenti

Se non dimagrisco significa che ho un problema ormonale?

Non necessariamente. Le patologie endocrine rappresentano una delle possibili cause, ma alimentazione, movimento, sonno, farmaci e composizione corporea hanno spesso un ruolo rilevante. La visita permette di decidere se siano necessari specifici accertamenti.

Per dimagrire devo eliminare completamente i carboidrati?

No. La perdita di peso non richiede necessariamente l’eliminazione dei carboidrati. Quantità, qualità e distribuzione degli alimenti devono essere adattate alle condizioni cliniche e alle esigenze individuali.

La tiroidite di Hashimoto impedisce di perdere peso?

La tiroidite di Hashimoto può determinare ipotiroidismo, ma quando la funzione tiroidea è adeguatamente controllata non rappresenta necessariamente un ostacolo insuperabile al dimagrimento.

È meglio rivolgersi all’endocrinologo o al nutrizionista?

Dipende dal quadro clinico. In presenza di obesità, alterazioni metaboliche, sintomi ormonali o esami anomali può essere utile una valutazione endocrinologica. Per l’analisi dell’alimentazione e l’elaborazione del piano nutrizionale è indicato il professionista della nutrizione. In molti casi le due valutazioni sono complementari e possono essere integrate nel Percorso Medico Nutrizionale .

Posso scegliere direttamente Kyminasi Diet, dieta chetogenica o farmaci?

La strategia dovrebbe essere scelta dopo una valutazione clinica. Non tutte le opzioni sono adatte a tutte le persone e ciascun percorso può avere indicazioni, controindicazioni e modalità di monitoraggio differenti.

Valutazione del peso e del metabolismo a Empoli

Se il peso non diminuisce nonostante i tuoi tentativi, può essere utile affrontare il problema in modo più completo, evitando di iniziare una nuova dieta senza aver prima valutato le possibili cause.

Al Centro Endocrino Metabolico di Empoli collaborano professionisti con competenze endocrinologiche, diabetologiche, ginecologiche, nutrizionali e psicologiche, per costruire percorsi personalizzati sulla base della storia clinica e degli obiettivi del paziente.

Centro Endocrino Metabolico
Via Fratelli Rosselli 49
Empoli

Per informazioni e prenotazioni:

Chiama il 366 122 8984

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Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono la visita medica, una diagnosi o un piano terapeutico personalizzato. Non modificare autonomamente farmaci, terapie o regimi alimentari prescritti.